Geologia
L'areale compreso tra Forza d’Agrò e Taormina presenta, dal punto di vista geologico, una serie di aspetti variegati legati al succedersi di varie formazioni litologiche differenti. Tali diverse formazioni sono responsabili dei peculiari aspetti geomorfologici che caratterizzano l’alternarsi dei panorami durante lo svolgersi del tracciato del Sentiero.
I calcari mesozoici delle unità geologiche di “Capo S. Andrea” e di “Longi-Taormina” segnano in maniera particolare il territorio ponendosi come litologia prevalente in molte delle costruzioni riscontrabili nell’area.
La cosiddetta galleria di “Postoleone” è appunto stata scavata in questo tipo di roccia, peraltro localmente abbondantemente utilizzata nelle caratteristiche fornaci, unica industria locale per la produzione di calce come legante, unitamente alle piccole “carcare” familiari. Queste rocce nella zona di Taormina sono state ampiamente sfruttate sin da epoca greca come materiale da costruzione, e la città greca, e romana poi, di Taormina ne ha fatto abbondante uso.
Una varietà di colore rosso e venata di bianco era quella estratta sin da epoca classica nelle cave di Contrada Lombardina sui fianchi meridionali del Monte Ziretto. Questo materiale con il nome di "marmor rubro tauromenitano" o "rosso taormina" è tuttora visibile in numerosi esempi decorativi sia nel Teatro Antico che in numerose chiese tra Forza d’Agrò e Castelmola.
Anche le parti del sentiero prossime a Forza d’Agrò passano vicino alle zone di prelievo di materiali ornamentali e da costruzione localmente molto noti. Le contrade “Magghia” e “Vignale” di Forza d'Agrò hanno rispettivamente fornito le brecce e le arenarie che caratterizzano le belle chiese di questa località.
La parte centrale del percorso attraversa forme più morbide e spesso più erodibili del terreno. Questi tratti sono caratterizzati da altre litologie quali le sequenze sedimentarie di tipo arenaceo del cosiddetto “Flysch di Capo d’orlando” abbondantemente utilizzato come materiale da costruzione nelle case vecchie di Melia, Mongiuffi, Letojanni e Gallodoro.
Spesso queste sequenze sedimentarie intercalano sottili livelli argillosi impermeabili che – intercalandosi ai ben più capienti calcari ottimi come “roccia serbatoio” – sono responsabili di molte delle sorgenti d'acqua che contraddistinguono il percorso o di pianori talora acquitrinosi (vedi Piano Margi, sinonimo di Piano delle marcite, presso Gallodoro). Basti pensare che il “serbatoio” naturale dei calcari di Monte Kalfa presso Roccafiorita, fornisce le acque che sin dall’epoca romana venivano incanalate con un ardito acquedotto lungo circa 35 km, che portava l’acqua a Taormina. L'abbondante presenza di formazioni carbonatiche massicce ha fatto si che nell’areale di Castelmola - Taormina queste rocce venissero sottoposte a fenomenologie carsiche responsabili di numerosi piccoli sistemi di grotte. Questo continuo alternarsi di formazioni geologiche diverse tra loro, fa si che gli agenti atmosferici che operano il dilavamento delle montagne, producano infine come prodotto dello smantellamento di queste, sabbie non sabbiose ma ciottolose, con clasti di media dimensione impropriamente chiamate spiagge “sabbiose” a composizione prevalentemente silicea, vedi ad esempio il litorale di Letojanni, e nelle zone di maggiore resistenza delle formazioni carbonatiche, quel fascinoso susseguirsi di calette che contraddistingue il suggestivo areale tra Forza d’Agrò ed il territorio di Taormina.
(sezione a cura di Maurizio Triscari)
I calcari mesozoici delle unità geologiche di “Capo S. Andrea” e di “Longi-Taormina” segnano in maniera particolare il territorio ponendosi come litologia prevalente in molte delle costruzioni riscontrabili nell’area.
La cosiddetta galleria di “Postoleone” è appunto stata scavata in questo tipo di roccia, peraltro localmente abbondantemente utilizzata nelle caratteristiche fornaci, unica industria locale per la produzione di calce come legante, unitamente alle piccole “carcare” familiari. Queste rocce nella zona di Taormina sono state ampiamente sfruttate sin da epoca greca come materiale da costruzione, e la città greca, e romana poi, di Taormina ne ha fatto abbondante uso.
Una varietà di colore rosso e venata di bianco era quella estratta sin da epoca classica nelle cave di Contrada Lombardina sui fianchi meridionali del Monte Ziretto. Questo materiale con il nome di "marmor rubro tauromenitano" o "rosso taormina" è tuttora visibile in numerosi esempi decorativi sia nel Teatro Antico che in numerose chiese tra Forza d’Agrò e Castelmola.
Anche le parti del sentiero prossime a Forza d’Agrò passano vicino alle zone di prelievo di materiali ornamentali e da costruzione localmente molto noti. Le contrade “Magghia” e “Vignale” di Forza d'Agrò hanno rispettivamente fornito le brecce e le arenarie che caratterizzano le belle chiese di questa località.
La parte centrale del percorso attraversa forme più morbide e spesso più erodibili del terreno. Questi tratti sono caratterizzati da altre litologie quali le sequenze sedimentarie di tipo arenaceo del cosiddetto “Flysch di Capo d’orlando” abbondantemente utilizzato come materiale da costruzione nelle case vecchie di Melia, Mongiuffi, Letojanni e Gallodoro.
Spesso queste sequenze sedimentarie intercalano sottili livelli argillosi impermeabili che – intercalandosi ai ben più capienti calcari ottimi come “roccia serbatoio” – sono responsabili di molte delle sorgenti d'acqua che contraddistinguono il percorso o di pianori talora acquitrinosi (vedi Piano Margi, sinonimo di Piano delle marcite, presso Gallodoro). Basti pensare che il “serbatoio” naturale dei calcari di Monte Kalfa presso Roccafiorita, fornisce le acque che sin dall’epoca romana venivano incanalate con un ardito acquedotto lungo circa 35 km, che portava l’acqua a Taormina. L'abbondante presenza di formazioni carbonatiche massicce ha fatto si che nell’areale di Castelmola - Taormina queste rocce venissero sottoposte a fenomenologie carsiche responsabili di numerosi piccoli sistemi di grotte. Questo continuo alternarsi di formazioni geologiche diverse tra loro, fa si che gli agenti atmosferici che operano il dilavamento delle montagne, producano infine come prodotto dello smantellamento di queste, sabbie non sabbiose ma ciottolose, con clasti di media dimensione impropriamente chiamate spiagge “sabbiose” a composizione prevalentemente silicea, vedi ad esempio il litorale di Letojanni, e nelle zone di maggiore resistenza delle formazioni carbonatiche, quel fascinoso susseguirsi di calette che contraddistingue il suggestivo areale tra Forza d’Agrò ed il territorio di Taormina.
(sezione a cura di Maurizio Triscari)