Trekking virtuale
...da Forza d'Agrò a Taormina e da Forza al monte Recavallo: caratteristiche del Sentiero.
Dalla piazza Cammareri di Forza d’Agrò (punto 1 sulla mappa cartacea) il Sentiero principale (rosso) scende per lunghi tratti lungo una delle antiche arterie, delimitata da muretti a secco, che raggiungevano il mare di Fondaco Parrino. Dall'incrocio (2) che porta alla statale si risale fino al monte Pietrabianca (S. Filippo), 400 m s.l.m. Questo è uno dei tratti più belli: in primavera si cammina in mezzo ad asfodeli e orchidee mentre l’occhio si sofferma su Forza d'Agrò, la spiaggia di Fondaco, Capo S. Alessio ed il suo mare che si infrange sugli scogli. Camminando si taglia la strada sterrata (3) che giunge sulla statale all’altezza del Lido Paradise.
Alla fine della ripida salita il dislivello diventa meno impegnativo e dopo alcune centinaia di metri e qualche tornante sullo sterrato si incrocia il sentiero alternativo di S. Filippo (4), proveniente da Letojanni (nei pressi del depuratore). Il percorso continua sullo sterrato, in direzione Serro Gallo (sopra Gallodoro), ma volendo è possibile "arrampicarsi" per altri 50 m e raggiungere la sommità del monte Pietrabianca, uno dei punti panoramici più belli, dove è anche possibile ammirare una grande aia, tra le più grandi e belle presenti nel territorio.
Poco prima di Serro Gallo si può scegliere se proseguire per lo sterrato (percorso alternativo) oppure continuare per il sentiero rosso che procede superando un cancello (da richiudere!) e sul cui tratto si ammira uno dei tanti palmenti scavati nella roccia arenaria, testimonianza dell’abbondante produzione di vino fin dai tempi più remoti; da questi vigneti, infatti, si ottenevano un vino bianco chiamato “virdisi” ed uno rosso, “greganico”, che i romani esportavano a Pompei con la dicitura “tauromenitan” (vini di Taormina), che ne certificavano la provenienza.
La discesa verso Gallodoro (400m s.l.m.) passa accanto ad una delle tipiche case costruite sopra o accanto ad una roccia. Queste case sono spesso l’evoluzione di antichi rifugi ricavati da grotte e anfrattinaturali.
Entrando a Gallodoro si nota la chiesa di S. Maria Maddalena, scavata a scalpello in un grosso macigno e di epoca molto remota, quando i culti che si praticavano non erano cristiani. E’ probabile che la sua posizione originaria non sia quella odierna, ma che sia franata da una posizione più alta.
Attraversato il paese di Gallodoro il sentiero prosegue verso la galleria di Postoleoni, un luogo di grande fascino, non solo per la presenza di questa superba galleria scavata nella roccia dai prigionieri austriaci durante la Prima Guerra Mondiale, ma anche per l'adiacente muro a secco (anche questo costruito dai prigionieri, con tecniche diverse da quelle delle maestranze locali), per l’alta parete verticale del monte Castellaci punteggiata di piante rare ed endemiche (come il Fiordaliso di Taormina), per la vecchia fornace poco distante e le gole entro cui scorre il torrente Letojanni. Un vecchio mulino è inoltre ben visibile di fronte alla strada asfaltata.
Dopo la strada statale una breve salita ci porta sopra un costone roccioso affacciato su Letojanni ed una successiva discesa ci porta alle gole del torrente Cardà: una vera sorpresa, un luogo affascinante immerso in una vegetazione di imponenti platani e frequentato da rospi, libellule, granchi e bisce d'acqua. Sulle pareti delle gole è ancora possibile scorgere la vecchia struttura di un condotto costruito secondo il modello arabo per trasportare l’acqua d’irrigazione.
Comincia una salita che dai 200 m s.l.m. porta ai quasi 700 m di Serrogliastro seguendo crinali panoramici, come quello di Contrada Saracena, immersa nel giallo delle infiorescenze delle ferule e sovrastato dal monte Lapa e la sua croce in metallo.
A Serrogliastro, in prossimità della Portella del Giasso, il sentiero giunge sulla strada asfaltata; giusto il tempo di fare una breve pausa e di bere alla fontana o presso l’esercizio commerciale (tabacchi, alimentari) dellasimpatica ed ospitale “donna Catina”.
La segnaletica del Sentiero Forza d’Agrò-Taormina non include la breve ma ripida salita che porta sulla cima del monte Veneretta. Una meta assolutamente da non perdere! Da qui lo spettacolo non ha paragoni: si spazia dalla Calabria all’Etna, dalla costa ionica ai monti Peloritani, sui quali sono distintamente visibili i picchi principali, dal Monte Scuderi alla Montagna Grande ed è possibile scorgere perfino le Rocche dell’Argimusco vicino Montalbano Elicona.
Da questo momento il sentiero è solo in discesa, per arrivare a Castelmola (7) e poi Taormina. Ma anche qui gli spunti di interesse sono numerosi, come la splendida scalinata in pietra che si arrampica sulla roccia poco sopra Castelmola; i ruderi del Bar Scalia, ritrovo molto frequentato fino ad alcune decine di anni fa. Una breve deviazione di poche centinaia di metri (non segnalata) ci mette di fronte ad una parete rocciosa con la quale è possibile giocare con l’eco bisillabo della propria voce.
Arrivati a Castelmola si può scegliere più di una via per giungere a Taormina ed eventualmente al litorale di Spisone (E), poiché si tratta dei percorsi cittadini interessati dal normale flusso turistico.
Forza d’Agrò – Monte Recavallo (1-A)
E’ segnato in giallo come percorso alternativo, ma può essere considerato un naturale proseguimento del principale oppure un itinerario a da fare a parte. E’ breve, poco impegnativo e di grande interesse, poiché oltre ad attraversare il paese, del quale è possibile ammirare le bellezze architettoniche, offre bei panorami e regala più di una curiosità. Sono particolari, per esempio, le croci scolpite nella roccia, chiamate “cona da Trinità” (icona della Trinità), dove i contadini si fermavano a fare il segno della croce rivolti verso la chiesa del paese in segno di gratitudine per aver concluso una giornata di lavoro senza incidenti.
Curiosa è poi, a Rocca Scala, la “testa di Papa”, una prominenza rocciosa dalle sembianze umane. Una vecchia casa con palmento arricchisce la camminata ed infine la collina di “monte” Recavallo ci concede generosamente cartoline sull’Etna, sul Monte Kalfa, sulla Valle d’Agrò e su un caratteristico ovile e le sue capre abbarbicate sopra un rilievo roccioso.
La rarissima presenza ad inizio primavera della pianta bulbosa Meleagride messinese è l'ennesima perla di questo ricco itinerario.